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Paragrafo 8 . L'educazione (paidea).
     
Alcune  tra  le pagine pi belle della Repubblica sono dedicate  al
problema  dell'educazione. Ben lontano dal ridurre la funzione  del
maestro  alla  maieutica socratica, Platone elabora un  dettagliato
progetto educativo per il suo stato ideale.

Il fine dell'educazione.
     
La  democrazia ha il seme della propria degenerazione  nell'eccesso
di  libert,  nel rendere uguali uomini che non lo sono.  Lo  scopo
dell'educazione   che ciascuno, partendo dalla disuguaglianza  tra
gli  uomini, possa riconoscere quale compito, in funzione della sua
natura, gli  assegnato nella societ.(39)
     L'unit   dello  stato,  realizzata  dal  concorso   e   dalla
collaborazione  delle  sue  varie componenti,    quindi  lo  scopo
primario  dell'educazione;  e lo stato pu  conservare  la  propria
unit  solo  quando siano riconosciute, accettate e armonizzate  al
suo interno le differenze tra gli uomini.
     Educazione, etica e politica hanno un unico fine: il Bene.
     Non  c'  quindi nel progetto educativo di Platone alcun  fine
culturale:  i giovani devono essere formati esclusivamente  per  il
bene dello stato.
     
L'educazione non  per tutti.
     
L'educazione, dunque, nella sua funzione formativa, non  destinata
a tutti i cittadini, ma solo ai futuri governanti.
     L'educazione,  per,  deve svolgere anche  un'altra  funzione:
quella  di individuare gli "uomini d'oro". Cos, nella prima  fase,
deve coinvolgere tutti i giovani.
     Platone,   infatti,   esclude  che   uomini   saggi   generino
automaticamente  altri  saggi.  Dopo  aver  definito   "un   enorme
misfatto"  per  un cittadino voler passare da una classe  inferiore
alla  superiore,(40) Platone non esclude che da genitori "di ferro"
possano  nascere figli "d'oro": si deve favorire in  ogni  modo  la
generazione di individui il pi possibile migliori.
     A questo scopo la comunanza delle donne e l'allevamento comune
dei  figli  dei  governanti possono rivelarsi  estremamente  utili:
ignorando  chi  siano i genitori carnali,  pi facile  individuare
esclusivamente per le loro qualit i giovani destinati a reggere lo
stato. Platone, comunque, fissa una serie di norme assai rigide sui
matrimoni  e  gli accoppiamenti,(41) per garantire  al  massimo  la
generazione di giovani in grado di diventare governanti.

p 102 .

Lo studio come piacere.
     
Lo  studio,  per Platone, non ha un valore suo proprio e specifico,
una   capacit   di   modificare  e   arricchire   la   personalit
dell'individuo,  come  intendiamo oggi, perch  la  personalit  di
ciascuno      predeterminata.  Quindi     perfettamente   inutile
costringere  allo studio: se un esercizio fisico, anche  fatto  per
forza,  esercita  una funzione benefica sul corpo,  lo  studio  non
potr  mai trasformare in un "uomo d'oro" chi  nato "di ferro".  I
maestri,  quindi,  non  devono "educare  i  fanciulli  nelle  varie
discipline ricorrendo alla forza, ma come per gioco, per  osservare
quale sia la naturale disposizione di ciascuno"(42). Perch compito
dell'educazione    fare  emergere  le  naturali  inclinazioni   di
ciascuno.

Il "piano di studi" di Platone.
     
Tutto  il  corso di formazione del giovane deve essere  finalizzato
alla  conoscenza della dialettica, che  la scienza  del  filosofo;
questa disciplina, per, riguarda solo la parte finale degli studi.
     Fino  dall'infanzia dovranno essere studiati il calcolo  e  la
geometria  e  tutto  quanto  pu costituire  la  propedeutica  alla
dialettica.
     La   prima  disciplina  selettiva  deve  essere  comunque   la
ginnastica: tutti i giovani devono essere sottoposti all'educazione
fisica  per  un  periodo di due o tre anni, fino all'et  di  circa
venti anni.
     Fra  i  ventenni che pi si sono distinti in questa disciplina
saranno  prescelti quelli destinati a continuare gli  studi  e  per
loro  saranno  raccolte in un tutto organico quelle discipline  che
hanno  studiato  alla rinfusa(43) quando erano dei  fanciulli;  ci
permetter  loro di "avere una visione complessiva dei rapporti  di
affinit  tra  le  discipline,  e  della  natura  dell'Essere":  la
capacit  di  avere  una  visione globale  infatti    la  migliore
discriminante  fra una natura dialettica, cio capace  di  inserire
gli  aspetti  particolari  in  un  contesto  generale,  e  una  non
dialettica.(44)
     Trascorsa una decina d'anni, coloro che si sono distinti negli
studi  e in guerra e nelle altre attivit imposte dalle leggi dello
stato  saranno  ulteriormente selezionati;  i  trentenni  prescelti
saranno  saggiati nella loro facolt dialettica per  stabilire  chi
riesce  a  giungere  "con  l'aiuto della Verit  all'Essere  in  se
stesso, ma senza servirsi degli occhi e degli altri sensi".
     Lo  studio  della  dialettica durer per  circa  cinque  anni;
quindi   i   futuri   governanti  dovranno  essere   "costretti   a
ridiscendere  nella  caverna", cio tra gli uomini  che  non  hanno
contemplato   la  Verit  dell'Essere,  e  dovranno  assumere   gli
incarichi  militari e tutte le cariche pubbliche  che  si  addicono
alle  persone  giovani, perch completino cos la  loro  formazione
attraverso l'esperienza.
     
     p 103 .
     
     Questo tirocinio dura per quindici anni: i migliori tra quanti
lo hanno sostenuto, giunti all'et di cinquanta anni, passeranno la
maggior parte del tempo immersi nella filosofia, "ma, quando  venga
il  loro  turno, dovranno affrontare le noie della vita politica  e
governare  ciascuno per il bene dello stato, non perch  sia  bello
questo loro compito, ma necessario"(45).
     
Il ruolo dell'arte.

Se  nel  mondo greco, come abbiamo detto, non esiste una  categoria
della  cultura come mbito autonomo, tanto meno possiamo pensare  a
una autonomia dell'arte.
     Discutendo di educazione, Platone formula una radicale critica
dell'arte: delle arti figurative e della poesia a partire da Omero.
     Nella  societ  greca,  come  abbiamo  visto,  l'arte  e,   in
particolare,  la  poesia erano elementi fondamentali  del  processo
educativo,  addirittura strumenti di trasmissione  di  informazioni
tecniche: siamo ben lontani quindi dalla concezione moderna che pu
vedere  nell'arte  una ricerca autonoma del Bello.  Del  resto  nel
mondo greco - e soprattutto in Platone -  impossibile separare  il
Bello dal Bene.
     La critica di fondo  che l'arte  imitazione dell'imitazione.
Se un pittore dipinge un letto - scrive Platone - il dipinto non  
altro  che imitazione del letto costruito dal falegname: ma questo,
a  sua volta,  imitazione del letto in s, dell'unico e vero letto
reale.(46) Ora, se compito dell'educazione  condurre i giovani  il
pi vicino possibile alla contemplazione del Vero, cio delle Idee,
le  arti  figurative si rivelano estremamente diseducative,  poich
attirano  l'attenzione  non  sulle Idee  e  nemmeno  sugli  oggetti
sensibili   che  sono  "imitazione  delle  Idee"  (il   letto   del
falegname), bens sull'imitazione dell'imitazione (la pittura di un
letto).
     Se  poi consideriamo la poesia, non sar difficile vedere come
essa  sia  ancora pi dannosa della pittura: Omero  ed  Esiodo  non
hanno  prodotto un'imitazione dell'imitazione, ma hanno addirittura
composto  favole false, come se un pittore dipingesse  oggetti  per
nulla somiglianti a ci che vuole ritrarre. Prima di tutto la  loro
rappresentazione  della  divinit, la loro  mitologia,    l'esatto
contrario della natura del divino: mentre la divinit  e  non  pu
essere  altro che buona, essi hanno descritto di affetti  dai  pi
gravi  vizi umani.(47) Inoltre la loro descrizione dell'Ade e della
morte  suscita terrore, mentre chi viene educato alla  libert  non
deve temere la morte ma la schiavit.(48)

